
Aggiornamento sui mercati, 6 novembre 2026
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- Dati
Bitcoin, il sell-off dell’AI e i dati sull’occupazione di ottobre
Bitcoin aveva inizialmente accolto con relativa calma la vittoria su tutta la linea dei democratici, il che forse non sorprende, visto che i mercati si preparavano a questo esito da settimane. Il movimento più destabilizzante è arrivato ieri, quando il trade sull’AI ha finalmente vacillato abbastanza da trascinare con sé quasi tutto il resto. Il Nasdaq ha perso il 5,5%, il Nasdaq 100 il 6,4% e i semiconduttori il 12%, mentre Bitcoin è sceso di poco più del 5%. Nel frattempo sono state liquidate posizioni crypto con leva per oltre 1 miliardo di dollari. La debolezza è stata particolarmente marcata tra i miner di Bitcoin che si sono sempre più riposizionati come società di AI e data center, con diversi titoli in calo a doppia cifra. Ciò suggerisce che non si tratti tanto di un deterioramento specifico del settore crypto, quanto del fatto che Bitcoin sia diventato un danno collaterale di un più ampio de-risking del comparto tecnologico.
Le elezioni in sé sembrano ancora più rilevanti per il ritmo delle riforme in ambito crypto che per la direzione di Bitcoin nel medio termine. Il CLARITY Act ha ora davanti un percorso più difficile, mentre il controllo democratico dà al partito maggiore influenza sulle agende delle commissioni, sulle nomine e sulle indagini relative alle iniziative crypto legate a Trump. Ma il CLARITY Act sta anche diventando meno importante di un tempo. Il GENIUS Act è già legge, mentre SEC e CFTC hanno continuato a offrire percorsi regolamentari nell’ambito dei loro poteri esistenti. Il Congresso non è quindi più l’unica strada per fare progressi. Il CLARITY Act offrirebbe comunque una certezza normativa più duratura, in particolare per Ethereum, la DeFi e gli emittenti di token, ma la sua assenza non equivale più a una paralisi regolamentare.
Le conseguenze dovrebbero variare notevolmente nei diversi segmenti del mercato. Bitcoin è relativamente al riparo, perché il suo status regolamentare è già ben definito. Gli exchange statunitensi, gli emittenti di token e le imprese che dipendono da nuove autorizzazioni hanno di più in gioco. Gli operatori consolidati e conformi potrebbero persino trarne vantaggio, se il controllo politico dovesse colpire in modo sproporzionato i concorrenti più deboli. Tra le azioni crypto quotate, i miner restano un caso più complesso. Le loro infrastrutture energetiche e di data center li rendono attraenti per gli hyperscaler dell’AI, ma la stessa esposizione li rende ora vulnerabili quando è il trade sull’AI a finire sotto pressione.
Anche il petrolio è sceso bruscamente, con il rafforzarsi delle speranze di progressi nei colloqui tra Stati Uniti e Iran, il che ha attenuato in parte la pressione sulle aspettative di inflazione. Ieri ciò sembrava favorevole per i tassi, soprattutto perché il sell-off azionario ha spinto la domanda verso i Treasury e ridotto le aspettative di un rialzo a dicembre. Il sollievo non è durato a lungo. Il rapporto sull’occupazione di ottobre pubblicato oggi ha registrato 165.000 nuovi posti di lavoro, ben al di sopra del consenso di circa 65.000, mentre la disoccupazione è scesa leggermente al 4,1%. Servizi professionali e alle imprese, sanità e trasporti hanno tutti aggiunto posti di lavoro. Il mercato del lavoro è chiaramente più solido di quanto il mercato avesse ipotizzato.
Gli ultimi dati sull’occupazione rafforzano la linea restrittiva della Fed
Si tratta di un risultato scomodo per Bitcoin, perché il crollo dei titoli tecnologici di ieri aveva brevemente dato ai mercati motivo di pensare che la Fed potesse ammorbidire la propria linea, soprattutto con il petrolio in calo e condizioni finanziarie in inasprimento attraverso l’azionario. I dati sull’occupazione di oggi, superiori alle attese, spingono nella direzione opposta. Con un’inflazione ancora elevata, un mercato del lavoro che crea 165.000 posti dà alla Fed molti meno motivi di preoccuparsi per la crescita e più margine per concentrarsi sulla stabilità dei prezzi. Bitcoin resta molto sensibile proprio a questo tipo di revisione delle aspettative sui tassi a breve.
Per le politiche sulle crypto, il risultato elettorale non chiude la partita. Prima del voto il CLARITY Act godeva di un sostegno bipartisan, e le stablecoin restano un’utile fonte aggiuntiva di domanda di Treasury in un momento in cui le pressioni fiscali rimangono scomode. L’amministrazione mantiene inoltre un ampio potere esecutivo. Una minore libertà legislativa non significa necessariamente una minore influenza politica, e un presidente frustrato potrebbe appoggiarsi maggiormente alla politica estera e agli atti esecutivi, non certo una ricetta per una minore volatilità dei mercati.
Il quadro è quindi più complesso di quanto apparisse subito dopo le elezioni. L’incertezza politica si è ridotta, il petrolio si muove nella direzione giusta e i progressi regolamentari possono proseguire senza il CLARITY Act. D’altro canto, il sell-off dell’AI di ieri ha mostrato quanto le crypto siano diventate intrecciate con il più ampio comparto tecnologico e dei data center, mentre i dati sull’occupazione di oggi hanno riportato parte della pressione macro restrittiva. Per Bitcoin, rendimenti reali, liquidità in dollari e flussi negli ETP contano ancora più della composizione del Congresso. Le elezioni cambiano lo scenario politico, ma le carte più importanti restano in mano alla Fed.
Fonti
US Bureau of Labor Statistics, Employment Situation, ottobre 2026, pubblicato il 6 nov 2026
CoinDesk, sell-off di tecnologia e crypto trainato dall’AI, 5–6 nov 2026
Federal Reserve / CME FedWatch, aspettative sui tassi di dicembre, 5–6 nov 2026
US Bureau of Labor Statistics, JOLTS, settembre 2026
S&P Global, US PMI, ottobre 2026