
Aggiornamento di Mercato - 4 settembre 2026
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Bitcoin torna a muoversi come l'oro, ma il tetto lo fissa ancora la Fed
I timori sui conti pubblici hanno portato Bitcoin da poco sopra gli US$60k a US$80,1k. Per superare quella soglia in modo convincente serve una soluzione in Iran oppure un'ulteriore perdita di fiducia nel debito pubblico statunitense.
Nelle ultime due settimane Bitcoin si è mosso sempre più in sintonia con l'oro: sono tornate in primo piano le posizioni costruite sulla svalutazione delle valute, ossia l'acquisto di attività reali come copertura dall'erosione del valore della moneta. A innescarle sono stati i rinnovati timori sulla sostenibilità dei conti pubblici statunitensi e la decisione del Tesoro di intensificare gli acquisti di titoli di Stato a lunga scadenza. La reazione di Bitcoin è stata netta, con un rialzo dalla fascia bassa degli US$60k alla fascia alta degli US$70k e un breve passaggio a US$80,1k dopo le dichiarazioni più accomodanti del governatore della Fed Christopher Waller.
La politica monetaria è il vincolo stringente
Le dichiarazioni di Kevin Warsh di venerdì sono state lette in chiave restrittiva, con un'enfasi netta sull'inflazione più che sull'indebolimento del quadro occupazionale, e i mercati sono arrivati a scontare una probabilità di circa due terzi di un rialzo dei tassi a settembre. Waller ha poi preso le distanze da quella lettura, sostenendo che i dati recenti sull'inflazione mostrano segnali incoraggianti di disinflazione. Ha lasciato intendere che, a condizione che l'inflazione di agosto confermi la tendenza, sarebbe favorevole a lasciare i tassi invariati a settembre. Le sue parole hanno contribuito a far scendere i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi e hanno aiutato Bitcoin a superare quota US$80k.
A nostro avviso il rialzo di settembre scontato dal mercato resta troppo aggressivo, soprattutto alla luce dei dati più deboli sul mercato del lavoro e della divergenza che sta emergendo all'interno della Fed sul peso da attribuire all'inflazione rispetto all'occupazione.
I flussi verso i prodotti d'investimento in asset digitali seguono da vicino queste aspettative. Subito dopo l'intervento di Warsh di venerdì sono usciti dai prodotti circa US$100M. Questa settimana la raccolta è tornata positiva, con US$1B da inizio settimana, contro US$2B della settimana precedente e US$2,9B di quella prima ancora, il dato settimanale più alto dell'anno. Gli investitori non stanno abbandonando la classe di attività: si stanno posizionando sul percorso dei tassi.
L'Iran e il canale petrolio-inflazione
L'Iran resta centrale nello scenario, per i suoi effetti sul petrolio e quindi sulle aspettative di inflazione. Il nostro scenario base resta quello di una soluzione, in una forma o nell'altra, tanto più con il crescere della pressione politica in vista delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Il rischio estremo, però, non è trascurabile. La Cina ha razionato i consumi di petrolio e questo ha contribuito a frenare la salita dei prezzi. Se la domanda cinese tornasse alla normalità mentre l'offerta resta compromessa, un nuovo forte rialzo del greggio potrebbe spingere l'inflazione verso l'alto e alimentare le aspettative di una politica monetaria più restrittiva. Nell'immediato sarebbe un fattore negativo per Bitcoin.
Il mercato obbligazionario è il secondo catalizzatore
I rendimenti del decennale statunitense restano elevati, intorno al 4,7 %. Il mercato chiede un rendimento sensibilmente più alto per detenere debito pubblico americano, a fronte dei timori su un rapporto debito/PIL di circa il 122 % e sul volume di emissioni ancora attese. I tentativi del Tesoro di comprimere i rendimenti sul tratto a lunga scadenza della curva hanno finora prodotto effetti limitati.
Ne deriva un difficile dilemma di politica economica. Un intervento più deciso del Tesoro accorcerebbe la vita media del debito pubblico e renderebbe i conti pubblici più sensibili alle scelte della Fed: tassi più alti si trasferirebbero più rapidamente sulla spesa per interessi, mentre comprimere i rendimenti rischia di alimentare pressioni inflazionistiche. Una vera perdita di fiducia nel debito pubblico statunitense resta uno scenario estremo, ma sarebbe eccezionalmente favorevole sia all'oro sia a Bitcoin, con gli investitori alla ricerca di alternative agli attivi sovrani.
Le azioni del settore blockchain vanno nella stessa direzione. Gli afflussi hanno raggiunto circa US$27M questa settimana e oltre US$100M nell'ultimo mese, accompagnati da un andamento robusto dell'intero comparto. Con i flussi diretti verso i fondi in criptovalute in rallentamento, il quadro sembra più quello di una rotazione di capitali all'interno del settore che di una vera uscita. I capitali si stanno spostando verso le società di infrastruttura e di tokenization, che generano ricavi indipendentemente dall'andamento del prezzo di Bitcoin nel trimestre.
Che cosa serve per uscire dalla fascia di oscillazione
Perché Bitcoin superi in modo convincente quota US$80k, riteniamo debba verificarsi una di queste due condizioni: una soluzione del conflitto in Iran che abbassi l'inflazione e le aspettative sui tassi, oppure un ulteriore deterioramento della fiducia nel debito sovrano statunitense che acceleri la domanda di riserve di valore non sovrane. Fino ad allora, lo scenario più probabile resta un andamento laterale.
Da qui in avanti, quasi tutto ruota attorno a due date. Il dato sull'inflazione di agosto dirà se la tesi disinflazionistica di Waller regge, mentre la riunione di settembre mostrerà se la spaccatura interna alla Fed si ricomporrà a favore dell'inflazione o dell'occupazione. Tutto il resto è rumore di fondo attorno a queste due scadenze.
Pubblicato ilSet 4th, 2026