
Staking istituzionale in aumento
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L’anno 2025, ormai giunto alla conclusione, sarà ricordato come il momento in cui gli attori istituzionali sono entrati su larga scala nell’ecosistema delle criptovalute. Questo cambiamento è stato innescato dal lancio dei primi Bitcoin spot ETF (Exchange-Traded Fund) nel gennaio 2024.
Da allora, il mercato ha visto un aumento degli altcoin ETP (Exchange-Traded Product), l’espansione delle tesorerie aziendali in criptovalute e l’accumulo di Bitcoin e di alcune altcoin selezionate da parte dei fondi sovrani. Banche, gestori di asset, hedge fund, fondi pensione, società di venture capital ed exchange centralizzati sono tutti entrati nel settore.
Entro il 2026, il mercato potrebbe evolversi verso una forma più istituzionalizzata di DeFi. Negli ultimi mesi, le soluzioni di staking progettate specificamente per investitori professionali hanno guadagnato slancio. Attori come Grayscale, Coinbase Prime, Figment, Kiln e Chorus One stanno dando forma a un nuovo settore noto come “staking as a service”, progettato per soddisfare i requisiti operativi, normativi e di custodia delle grandi istituzioni finanziarie.
Il mercato dei servizi di staking istituzionale ha raggiunto i 5,8 miliardi di dollari nel 2024 ed è previsto che cresca fino a 33,3 miliardi di dollari1 entro il 2033.
Questa evoluzione potrebbe trasformare profondamente il panorama della DeFi, dal momento che introduce nuove sfide tecniche, normative e sistemiche, ma apre anche importanti opportunità strategiche per l’intero ecosistema.
Cos’è lo staking?
Lo staking consiste nel bloccare token su una blockchain Proof of Stake (PoS) per convalidare i blocchi, garantire il consenso e proteggere la rete. I validatori depositano capitale nel protocollo e, in cambio, ricevono ricompense che riflettono sia la politica monetaria della blockchain, sia il valore della garanzia che forniscono. Su Ethereum, i rendimenti di base variano generalmente tra il 2% e il 3% del rendimento percentuale annuo (APY), mentre altre blockchain come Solana tendono a offrire rendimenti di base più elevati, solitamente tra il 5% e il 7%.
Fino a poco tempo fa, i partecipanti allo staking rientravano in tre principali categorie: staker individuali che gestiscono i propri validatori; pool on-chain come Lido, Rocket Pool o Marinade, che consentono la delega; ed exchange centralizzati come Binance, Kraken e Coinbase, che offrono servizi di staking orientati ai piccoli investitori.
Ora sta emergendo una quarta categoria: operatori nativi focalizzati sulle istituzioni, progettati per soddisfare i requisiti operativi, di custodia e di conformità normativa delle entità finanziarie regolamentate. Questi operatori specializzati, tra cui diversi dei maggiori fornitori di staking istituzionale del settore, sono diventati centrali in questo nuovo settore.
Parallelamente, si stanno evolvendo anche i prodotti finanziari, con la crescita degli ETP che integrano nativamente lo staking, consentendo agli investitori di ottenere esposizione ad asset Proof of Stake mentre guadagnano ricompense di staking. Diversi emittenti, tra cui CoinShares, offrono ora questi prodotti a livello globale.
Il fenomeno non è più limitato alle istituzioni finanziarie, ma si sta estendendo anche agli attori sovrani. Il 27 novembre scorso, il Regno del Bhutan ha fornito il primo esempio pubblico confermato di un governo impegnato nello staking on-chain quando ha trasferito 320 ETH (quasi 1 milione di dollari) nell’infrastruttura di validazione di Figment.
Un punto di svolta
Le evoluzioni normative hanno aperto la strada alla partecipazione istituzionale nello staking. In Europa, il regolamento MiCAR fornisce requisiti operativi e di conformità chiari per le entità regolamentate. Negli Stati Uniti, la decisione della SEC dell’agosto 2025 di non classificare il liquid staking come titolo finanziario ha rimosso uno dei principali ostacoli legali per i grandi allocatori.
Ancora più importante, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha ora esplicitamente aperto la strada alla partecipazione tramite strutture di trust: l’Internal Revenue Service ha emesso nuove linee guida che, secondo il Segretario al Tesoro Scott Bessent, forniscono un “percorso chiaro” per lo staking di asset digitali attraverso trust. In base alle nuove regole, i trust possono mettere in staking le cripto-attività senza compromettere il loro status fiscale come trust d’investimento o interposto ai fini dell’imposta federale sul reddito, con effetto immediato.
Oltre alla regolamentazione, i notevoli progressi nelle infrastrutture dei validatori, nella custodia istituzionale, nei quadri normativi di staking multi-chain e nella reportistica di livello aziendale hanno reso lo staking operativamente sostenibile su larga scala.
Per i grandi gestori di asset, inclusi fondi pensione, fondi di dotazione e allocatori conservativi, le implicazioni sono significative. Molti erano rimasti ai margini a causa dell’incertezza legale e del rischio operativo, ma queste barriere stanno ora cedendo.
Con regole più chiare e infrastrutture di livello istituzionale, lo staking sta diventando una strategia credibile di investimento e generazione di rendimento. Ci si aspetta che ciò stimoli un aumento della domanda sia per lo staking nativo sia per il liquid staking nei principali ecosistemi Proof of Stake.
Con l’afflusso di capitale istituzionale nelle reti PoS, cambieranno anche i loro modelli di sicurezza. Basi di capitale dei validatori più ampie e stabili rendono le reti più resilienti, più difficili da attaccare e, in definitiva, più sicure.
In breve, il settore sta entrando in una nuova fase in cui lo staking e gli strumenti DeFi stanno passando da meccanismi sperimentali a componenti della finanza digitale istituzionale.
Rischi e tutele
I principali rischi dello staking nativo sono lo slashing e i fallimenti operativi o di custodia. Lo slashing penalizza i validatori per i periodi di inattività o la doppia firma e può ridurre direttamente i fondi in staking. Le istituzioni limitano questo rischio utilizzando fornitori con tempo di attività elevato, ridondanza e solide politiche di sicurezza. I problemi di custodia e operativi spesso si verificano quando le istituzioni gestiscono i validatori autonomamente senza avere l’esperienza necessaria. Collaborare con fornitori di staking specializzati aiuta a evitare questi problemi e riduce il carico operativo.
Oltre a queste preoccupazioni tecniche, permangono rischi di mercato. Infatti, la volatilità delle criptovalute può superare i rendimenti dello staking, producendo perdite nette anche quando le ricompense rimangono stabili. Molte reti PoS impongono periodi di lock-up o unbonding che limitano la liquidity rispetto agli asset finanziari tradizionali.
Tali rischi sono sempre esistiti per i piccoli investitori, ma la scala del capitale istituzionale amplifica il loro potenziale impatto. Grandi quantità in staking aumentano il potenziale di perdite e introducono la possibilità di effetti sistemici, sia all’interno dell’ecosistema delle criptovalute sia, nel tempo, nell’ambiente finanziario più ampio. Un grave fallimento potrebbe avere conseguenze significative per le istituzioni coinvolte e propagare il rischio attraverso mercati interconnessi.
Con l’espansione della partecipazione istituzionale, queste preoccupazioni evidenziano l’importanza di infrastrutture resilienti, controlli del rischio trasparenti e il rispetto di elevati standard di conformità da parte dei fornitori di staking.
Restaking istituzionale: la prossima frontiera
L’istituzionalizzazione dello staking sta ora aprendo la strada al restaking istituzionale, un nuovo livello di efficienza del capitale emerso negli ultimi anni. Il restaking consente ai partecipanti di riutilizzare i propri ETH in staking su reti aggiuntive, contribuendo a proteggere simultaneamente più protocolli. EigenLayer ha reso popolare questo modello permettendo agli staker di Ethereum di estendere la propria garanzia economica ad altri servizi in cambio di ricompense aggiuntive.
Un fattore chiave che ha reso possibile questa evoluzione è la crescita del liquid staking. I Liquid Staking Derivative (LSD) come stETH o cbETH permettono agli utenti di mettere in staking i propri asset mantenendo al contempo una rappresentazione liquida della loro posizione. Questo concetto si è ora evoluto nei Liquid Restaking Token (LRT), che rappresentano posizioni restaked e permettono al capitale di circolare nella DeFi continuando allo stesso tempo a contribuire alla sicurezza della rete.
Per le istituzioni, questi strumenti offrono accesso ai rendimenti del restaking senza bloccare gli asset in configurazioni di validatori illiquidi, un requisito fondamentale per i processi di tesoreria, conformità e gestione del rischio. Come per lo staking in generale, la partecipazione istituzionale potrebbe rimodellare il panorama del restaking, portando maggiore stabilità, una governance più solida e una migliore disciplina operativa in questo segmento emergente.
1 Report di ricerca sul mercato dei servizi di staking istituzionale 2033
Pubblicato ilMar 4th, 2026